Storia Che Passione
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Mai curiosare nel cassetto della scrivania di Mary Shelley

Questo aneddoto della storia di Mary Shelley oscilla fra il romantico, il macabro e il morboso: stabilite voi la percentuale di ciascuna sensazione. Non tutti sanno che l’autrice di Frankenstein conservò il cuore del defunto marito, Percy Shelley, nel cassetto della scrivania, per circa 30 anni, fino al momento della sua morte.

Mary Shelley e il cuore del marito defunto

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Crediti foto: @Rodrio555, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

Mary Shelley è universalmente nota a tutti per essere l’autrice di Frankenstein, il primo romanzo gotico di tutti i tempi. Nata nel 1797 e morta nel 1851, scrisse il suo capolavoro a soli 18 anni.

Due anni prima, però, Mary si era innamorata, ricambiata, di Percy Shelley, un uomo già sposato. Grande scandalo per l’epoca, tanto che i due dovettero fuggire in Europa. Tuttavia nel 1822 la loro storia d’amore si interruppe bruscamente quando Percy annegò durante una tempesta estiva a La Spezia.

Percy era partito in mare insieme a Edward Williams, per navigare sulla loro nuova barca. Salpati verso Livorno per parlare con Lord Byron e Leigh Hunt, ecco che l’8 luglio Percy e Edward salparono di nuovo per tornare a Villa Magni, dove risiedevano. Ad accompagnarli c’era il marinaio Charles Viviani.

Solo che non arrivarono mai a destinazione. Una lettera datata lo stesso giorno e inviata da Hunt a Villa Magni chiedeva a Percy come avesse fatto a tornare a casa visto il brutto tempo. Non vedendo tornare i mariti e ricevendo quella lettera, Mary e Jane Williams partirono subito per Livorno e poi per Pisa. La speranza era quella di trovare i mariti sani e salvi da qualche parte. Ma dieci giorni dopo la partenza, i tre corpi furono trovati lungo la costa di Viareggio.

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Crediti foto: @Louis Édouard Fournier, Public domain, via Wikimedia Commons

A ritrovare i suoi resti qualche giorno dopo fu l’amico e scrittore Edward John Trelawny. Questi, insieme a Byron e Hunt, decise di bruciare il corpo su un falò in spiaggia, come prevedeva la legge dell’epoca. Solo che, per qualche motivo, il cuore di Percy Shelley non bruciava.

Non si sa esattamente quanto ci sia di vero in questo aneddoto e quanto sia stato romanzato in seguito, ma sembra che Trelawney spiegasse l’arcano con il fatto che la morte da annegamento e soffocamento aveva riempito il cuore di sangue, il che lo rendeva più difficile da bruciare.

Qualcun altro ipotizzò che il cuore non bruciava perché si era calcificato a causa della tubercolosi, mentre altri arrivarono a dire che quel cuore non bruciava perché non era il cuore, ma il fegato, infarcito di acqua di mare.

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Crediti foto: @George J. Stodart, Public domain, via Wikimedia Commons

Fatto sta che l’aneddoto continua riferendo che, visto che il cuore non bruciava, i presenti lo raccolsero dalle ceneri e lo consegnarono a Mary Shelley. La scrittrice decise così di conservare il cuore del marito in un cassetto della scrivania fino al momento della sua morte, avvenuto poi nel 1851.

A trovare il cuore l’anno successivo fu il figlio, il quale, aprendo il cassetto della madre, si trovò di fronte ai resti del cuore del padre. Mary lo aveva conservato in una scatola, avvolto in un drappo di seta che conteneva un po’ delle ceneri del marito e alcuni versi di Adonais, l’ultimo poema scritto da Percy Shelley.