Fotografia di Jack Birns, Venzone (Udine), Italia, settembre 1950. Un’anziana signora solleva una delle mummie normalmente custodite nella cripta della chiesa di Sant’Andrea Apostolo. Sulla storia delle mummie di Venzone e sugli scatti di Birns, che nei primissimi anni ’50 dello scorso secolo diedero loro una popolarità fuori scala, si concentrerà la narrazione odierna. Accompagnata, ovviamente e come sempre, da una sequela di fotografie imperdibili.

Prima di giungere a Jack Birns, in quel frangente di metà secolo fotografo per la rivista LIFE, è corretto affrontare la vicenda storica di quelle che oggi conosciamo come “mummie di Venzone” ma sulle quali, per secoli e secoli, non si è sollevato alcun clamore, tanto erano assorbite dall’alone della quotidiana normalità. Insomma, prima che arrivasse il fotografo americano, quei corpi naturalmente conservatisi altro non erano che il retaggio storico – per carità, curioso e non proprio sconosciuto – di un paesino anonimo immerso nelle silenti valli friulane.

La popolazione locale venne a conoscenza delle salme nel 1647. A quel tempo gli operai impegnati in lavori di ristrutturazione del duomo di Venzone, riportarono alla luce una ventina di corpi scavando. Subito si levò alta la voce sul loro conto e qualche esperto provò a fornire delle valide spiegazioni. Ad esempio tra XVIII e XIX secolo ci provarono l’Università di Padova, il Museo di Vienna e persino alcuni periti di Parigi. In Francia la storia delle mummie di Venzone si conosceva talmente tanto che quando Napoleone Bonaparte nel 1807 passò da quelle parti, desiderò vederle con i suoi occhi.

Analisi e ricerche otto/novecentesche hanno offerto una datazione per quasi tutti i corpi, oltre che una spiegazione (o meglio, una delle tante…) al mistero della loro mummificazione. Quelle di Venzone sono persone morte entro una forbice di tempo che va dal 1348 al 1881. Sul perché si siano conservate in modo così eccezionale non esiste una teoria definitiva, ma tante ipotesi strutturate negli ultimi decenni.
In teoria, e senza scendere troppo nel dettaglio, il processo di mummificazione sarebbe avvenuto naturalmente date le condizioni favorevoli presenti nella cripta della chiesa di Sant’Andrea Apostolo. “Condizioni favorevoli” significa ottimale grado di umidità e presenza di un particolare fungo al quale si imputerebbe l’azione conservatrice.

Ora però è bello capire come Jack Birns, dopo una scampagnata in Indocina, sia finito nel nord-est italiano. Birns si trovava nel Bel Paese alla ricerca di qualche storia che potesse “sconvolgere” l’animo dei lettori. Il fotogiornalista in qualche modo ascoltò la storia di queste particolari mummie in una località bucolica dell’Italia nord-orientale. Si recò dunque a Venzone per constatare quanto udito. Una volta arrivato, chiese ed ottenne dal parroco locale l’autorizzazione per visitare la cripta.

Il fotografo americano ebbe in quel momento un colpo di fulmine. Pensò: e se gli abitanti di Venzone avessero sfilato lungo le strade paesane con le medesime mummie? L’idea si concretizzò, e Birns portò a casa uno dei servizi fotografici più stravaganti e singolari della storia fotogiornalistica del Novecento.




